La gioia vien mangiando. Il Salento a tavola quando è festa

[di Barbara Vaglio]

In periodi di festa le tradizioni si acutizzano. Se normalmente la domenica non ci facciamo mancare nulla e adoriamo ricreare l’atmosfera con tanto di pranzo con i fiocchi, arrivate le festività, in particolar modo il Natale e l’ultimo dell’anno, ci sono dei riti che sarebbe un guaio non osservare. Se fosse diversamente si perderebbe ogni gusto. Il bello della vita, alla fine, sta proprio lì, conservando alcune abitudini a cui siamo legati affettivamente.

Cominciamo dall’aria di festa. Le luminarie si accendono, personaggi rossi e canuti slittano per le cittadine, chi con carretto pieno di regali, chi a bordo di una bici, chi sullo skate. Ogni babbo ha il suo mezzo, le renne è raro che appaiano in sua compagnia, specie a certe latitudini, ossia in Salento.

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Guida Enogastronomica del Salento – Infografica – http://www.nelsalento.com/blog/guida-enogastronomica-salento/

Le insegne dei negozi si accendono di luce, colori e addobbi, all’apertura delle porte parte un gingle. L’allestimento all’interno dello shop sembra imprestato direttamente dai paesi nordici (alberi innevati, legno e mood da baita, decorazioni, suoni, tintinnii).

Oltre all’aspetto prettamente visivo della festa che tutt’intorno invade l’occhio, ci sono gli odori. Già, perché le feste sono profumate. Le case sprigionano dentro e fuori l’odore di manicaretti, di dolci, di buono, profumi tipici che i nostri nasi collegano immediatamente alla tradizione, al patrimonio gastronomico che ciascuno conserva e, a suo modo, porta avanti.

Il naso vuole la sua parte, come l’occhio. Entrambi apprezzano l’intensità del periodo che chiude l’anno abbracciandone uno nuovo.
La situazione è più o meno questa, si fanno maratone a tavola, di quelle che stenderebbero qualsiasi soldato allenato. Si trattasse di una battaglia vera, l’artiglieria è davvero pesante!
C’è lei la cuoca che allestisce la tavola, assegna un posto in tavola ad ogni commensale con tanto di nome scritto e assortimento di posate per affrontare la “battaglia”. Ci sono loro, i commensali che hanno evitato di far colazione per fare in modo che la pancia si possa fare letteralmente capanna (se sono stati davvero bravi hanno cominciato il digiuno la sera prima). Eccoli lì posizionati, forchette alla mano, pronti a degustare le bontà che l’artista dei fornelli ha creato appositamente per loro.

Si intessono lodi alla cuoca, si sorseggia del buon vino rosso, le gote si infiammano, le risate risuonano. È questa la festa, che è occhio, naso e ora anche orecchio. Rumors di festa.

In Salento il gusto a tavola è una cosa importante, così dare piacere a chi abbia cucinato una miriade di cose buone. Dagli starter fino agli ultimi in lista sul menu, i dolci, c’è davvero da essere felici. Perché l’appetito vien mangiando ma, soprattutto, mangiando vien la contentezza.

Per chi non conoscesse i “tipici” del Salento, ecco un’interessante infografica di NelSalento.com a proposito di piatti tipici e gastronomia salentina.

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