Non perdiamo questo treno

Viaggiare di Gusto, come abbiamo scritto nella nostra presentazione, “è un’esperienza sensoriale ed emozionale, un modo di vivere il territorio attraverso la scoperta delle tradizioni e dei sapori locali, di quelle produzioni tipiche che l’inventiva dell’uomo ha saputo originare a partire dalle risorse del luogo che lo ospita“. Vogliamo raccontare il territorio attraverso le iniziative che la sua gente organizza. Crediamo che siano le azioni delle persone a connotare il carattere di un luogo.

Il nostro racconto di oggi parte da un treno, e dalla lotta di un gruppo di ragazzi che lo hanno fatto diventare baluardo della loro idea di promozione e valorizzazione della terra in cui vivono, quella di Abruzzo e Molise. L’iniziativa si chiama #nonperdiamoquestotreno, si tratta di un contest fotografico lanciato quest’estate su Facebook, Twitter e Instagram e terminato lo scorso 28 settembre. A raccontarci come e perché è nato sono i promotori, Gianluca Di Lonardo e Nadia Falasca.

#nonperdiamoquestotreno è l’ultimo progetto svolto per salvaguardare e promuovere la linea ferroviaria Carpinone-Sulmona, una tratta denominata “Transiberiana d’Italia” dal giornalista Luciano Zeppegno su Gente Viaggi nel 1980 ma già inserita nella guida Touring Club d’Italia del 1910 per la sua incredibile valenza turistica ed ingegneristica.

Treno storico della linea Carpinone-Sulmona - Credit: Nadia Falasca

Treno storico della linea Carpinone-Sulmona – Credit: Nadia Falasca

Nel 2011 la linea fu definitivamente soppressa dopo numerose variazioni d’orario delle corse che la resero quasi inutile a favore delle autolinee, sistema di collegamento svantaggioso a causa dalle condizioni climatiche nei mesi freddi in cui la neve è presenza costante per lunghi periodi.

Scomparvero quindi anche le storiche “napoletane”, i convogli Pescara-Napoli, vero canale su terra  tra l’Adriatico ed il Tirreno. Bisogna dire che questo servizio non conobbe mai cali di passeggeri tali da motivarne la sospensione e rappresentò dal 1897 in poi la prima parte di un flusso migratorio verso i piroscafi napoletani diretti in America e Australia.

Il servizio appenninico era fondamentale anche per la scolarizzazione ed il lavoro pendolare verso i centri più importanti come Sulmona, Castel di Sangro, Roccaraso ed Isernia, un baluardo contro il progressivo spopolamento delle aree interne aggravato dalla costante soppressione di servizi fondamentali come scuole, uffici postali e ovviamente trasporti.

Pensiamo che i territori depressi delle aree montane possano avere una sorta di piano B da giocarsi, completamente diverso da quello prefissato dagli organi centrali. Le strategie da mettere in campo non possono focalizzarsi sull’immagine da piccolo borgo utile solo ed esclusivamente per un week-end fuoriporta a base di sagre, i paesi dell’Appennino devo imparare a lavorare d’unione e nulla può svolgere questo compito meglio di un treno. Così, dopo l’annuncio di Rfi in cui si comunicavano le soppressioni di seimila chilometri di ferrovie considerate superflue, abbiamo deciso di dare un sostegno concreto alle Associazioni locali (Le Rotaie Molise ad esempio ma non solo) che in questi anni si sono prodigate nel proporre idee e piani tecnici reali per l’utilizzo della tratta non solo a fini turistici.

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La ferrovia Carpinone-Sulmona – Credit: Nadia Falasca

Molti i sindaci che in maniera autonoma hanno cercato di stimolare l’iniziativa dal basso in questi anni, noi abbiamo deciso di rispondere all’invito trasformandoci in una sorta di tramite virtuale tra i rappresentanti istituzionali e tutti gli altri. Un megafono in grado di mantenere alto l’interesse sulla Carpinone-Sulmona.

La definizione di “Transiberiana d’Italia” non prevede confini regionali che tra l’altro non esistevano nell’anno della sua inaugurazione, l’Italia neonata riteneva infatti necessario costruire una spina dorsale fatta di binari per rafforzare l’unità dei popoli. Per questo motivo abbiamo pensato ad una raccolta firme online che ha visto tra i firmatari abitanti d’Abruzzo, del Molise, d’Italia ma anche d’Europa e del mondo. Tra loro molte comunità di abruzzesi e molisani oltreoceano, figli e nipoti di quei migranti dei secoli scorsi che viaggiarono proprio su quei vagoni e che spesso non videro mai più la loro terra d’origine.

Ci piace definire questa ferrovia come il filo d’Arianna, un fil rouge che unisce due regioni a cavallo di una montagna e di una storia condivisa.

Perché la storia è fatta da mille storie sia nel bene che nel male, così in Abruzzo come in Molise le aree interne parlano di problemi simili che hanno il nome di crisi economica e demografica, terre di transumanza delle greggi e delle popolazioni.

Vista dal treno - Credit: Nadia Falasca

Vista dal treno – Credit: Nadia Falasca

Un treno, il fine che giustifica il mezzo, un mezzo considerato antiquato ma definito “epico” da molti operatori stranieri che hanno avuto la fortuna di viaggiarci. Con quest’ultimo puntiamo a far riscoprire la storia dei Sanniti, delle Transumanze celebrate dai versi di Gabriele D’Annunzio, dei sapori enogastronomici e delle tradizioni che ancora si conservano da migliaia di anni. Intatte, come le riserve patrimonio Unesco che il treno attraversa percorrendo viadotti e gallerie centenarie e facendo sosta in piccoli paesi dove l’ospite è ancora una sorta di moderno pellegrino al quale chiedere quando è arrivato e quando se ne andrà, come è solito nelle terre abituate a vedere pastori e cavalieri in transito.

Così abbiamo avuto il sostegno di Associazioni come Valore Lavoro di Bologna che ci ha permesso di confrontarci con Assessori e Pubbliche Amministrazioni italiane per studiare best practies trovando inoltre appassionati ed esperti che ci aiutano nel progetto di ripristino della linea.

Vista dal treno - Credit: Nadia Falasca

Vista dal treno – Credit: Nadia Falasca

Un piano di coordinamento per il riuso di alcune stazioni, di parte di esse e dei caselli non più in servizio, un programma di trasporti intermodale ed una cooperazione di Enti territoriali per la valorizzazione delle tipicità di ogni tipo. Questo approccio permetterebbe all’ambito territoriale di essere nuovamente in grado di attrarre nuova popolazione e di riportare parte dell’emigrazione altamente scolarizzata che ha lasciato il territorio per qualificarsi senza fare ritorno alla fine del suo ciclo di studi.

Questo progetto, ambizioso ma non utopico, vede come possibili canali di connessione europea gli hub aeroportuali di Pescara e Napoli che potrebbero diventare facilmente accessibili grazie al ripristino delle corse che già in precedenza portarono la crescita in questi territori. Questi due snodi fungerebbero da punto di partenza e d’arrivo per un nuovo Grand Tour dell’Appennino dei Parchi e delle Riserve Naturali, un progetto che predilige il viaggiatore consapevole, informato e più attento alle peculiarità. Sappiamo bene che un progetto di questo tipo si rivolgerebbe ad un mercato di nicchia ma d’altronde è ciò che il territorio sarebbe in grado di supportare a dovere. Inoltre questo target darebbe la possibilità di restituire un giusto equilibrio economico ad un territorio sottostimato e spesso costretto alle svendite, fenomeno che non gratifica il lavoro e che finisce per appiattire verso il basso la qualità dei prodotti offerti. Artigianato come enogastronomia ad esempio.

#nonperdiamoquestotreno

#nonperdiamoquestotreno

Il contest #nonperdiamoquestotreno ha quindi una doppia valenza, la volontà di far accrescere l’interesse intorno alla ferrovia e la voglia di far scoprire terre poco frequentate grazie al premio in palio. Un pernottamento in Alto Molise, a Carovilli, presso la dimora rurale Masseria Monte Pizzi per due persone ed una copia del libro di Riccardo Finelli edito da Neo Edizioni di Castel di Sangro intitolato “coi binari fra le nuvole”, un viaggio a piedi lungo la Carpinone-Sulmona per raccontarne la storia e le leggende.

Abbiamo scelto questi due premi che hanno a che fare con il treno ed il territorio perché lo rappresentano nel modo giusto, lontani dai luoghi comuni e vicini da sempre al progetto che promuoviamo.

 

Per saperne di più sull’iniziativa vi invitiamo a visitare il sito dell’Associazione Le Rotaie Molise

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